Val d'agri la sua storia: tra cultura e leggenda

 

L'Alta Val d'Agri, alla fine del Neolitico e all'inizio dell'età del bronzo, era abitata da pastori transumanti, insediatisi sulla Civita di Paterno e a Murgia Sant'Angelo di Moliterno, che importarono modelli culturali ed oggetti domestici della civiltà egea.

Durante l'VIII sec. a.C. forte fu l'influsso dei coloni greci che risalendo lungo il fondovalle si spinsero sino a S, Maria d'Anglona. All'occupazione, tra il V e il IV sec., da parte dei Lucani, seguì agli inizi del III l'insediamento dei Romani che fondarono nell'area la colonia di Grumentum. Fiorente cittadina in età repubblicana ed imperiale, venne distrutta dalle invasioni saracene di fine millennio e i suoi abitanti si dispersero nella valle fondando numerosi casali che furono i primi nuclei degli attuali Comuni.

Agli inizi del II millennio questi centri furono quasi tutti infeudati dai Normanni ed in seguito numerose e potenti Famiglie feudali comandarono incontrastate nella zona: i Sanseverino, i Carata,i Pignatelli, gli Spinelli, ecc., Costante fu il disagio economico da parte del corpo sociale popolare sfruttato oltre che dai Baroni anche dal Clero e dal potere reale, soprattutto con gli Aragonesi e più ancora con i Borbone.

Verso la metà del 1700 cominciò a formarsi lentamente quella classe borghese che nel 1799 si ribellò al Re Ferdinando IV.
Gli inizi del 1800 videro lo svilupparsi in Val d'Agri di centri massonici (l'Aurora Lucana) e carbonari che poi contribuirono fattivamente al processo risorgimentale ed unitario. Dopo l'Unità d'Italia, come altrove in Basilicata, violento scoppiò il fenomeno del Brigantaggio per le disperate condizioni economiche della classe contadina. La Legge Zanardelli del 1904 non frenò il triste fenomeno dell'emigrazione, iniziato nel 1880, che spopolò il Comprensorio. Dopo la parentesi fascista nemmeno i successivi Governi Repubblicani riuscirono a colmare il divario con il Nord e con le zone più ricche della Basilicata.
E' storia di oggi l'accordo di programma Stato-Eni-Regione per lo sfruttamento della risorsa.

L'Alta Val d'Agri, alla fine del Neolitico e all'inizio dell'età del bronzo, era abitata da pastori transumanti, insediatisi sulla Civita di Paterno e a Murgia Sant'Angelo di Moliterno, che importarono modelli culturali ed oggetti domestici della civiltà egea. Durante l'VIII sec. a.C. forte fu l'influsso dei coloni greci che risalendo lungo il fondovalle si spinsero sino a S, Maria d'Anglona. All'occupazione, tra il V e il IV sec., da parte dei Lucani, seguì agli inizi del III l'insediamento dei Romani che fondarono nell'area la colonia di Grumentum. Fiorente cittadina in età repubblicana ed imperiale, venne distrutta dalle invasioni saracene di fine millennio e i suoi abitanti si dispersero nella valle fondando numerosi casali che furono i primi nuclei degli attuali Comuni.

Agli inizi del II millennio questi centri furono quasi tutti infeudati dai Normanni ed in seguito numerose e potenti Famiglie feudali comandarono incontrastate nella zona: i Sanseverino, i Carata,i Pignatelli, gli Spinelli, ecc., Costante fu il disagio economico da parte del corpo sociale popolare sfruttato oltre che dai Baroni anche dal Clero e dal potere reale, soprattutto con gli Aragonesi e più ancora con i Borbone.

Verso la metà del 1700 cominciò a formarsi lentamente quella classe borghese che nel 1799 si ribellò al Re Ferdinando IV.
Gli inizi del 1800 videro lo svilupparsi in Val d'Agri di centri massonici (l'Aurora Lucana) e carbonari che poi contribuirono fattivamente al processo risorgimentale ed unitario. Dopo l'Unità d'Italia, come altrove in Basilicata, violento scoppiò il fenomeno del Brigantaggio per le disperate condizioni economiche della classe contadina. La Legge Zanardelli del 1904 non frenò il triste fenomeno dell'emigrazione, iniziato nel 1880, che spopolò il Comprensorio. Dopo la parentesi fascista nemmeno i successivi Governi Repubblicani riuscirono a colmare il divario con il Nord e con le zone più ricche della Basilicata.
E' storia di oggi l'accordo di programma Stato-Eni-Regione per lo sfruttamento della risorsa.

 

 

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